La ferita non chiede di essere guarita. Chiede di essere attraversata.
Le ferite profonde dell'anima non sono incidenti da cancellare: sono porte iniziatiche. Ogni ferita è un linguaggio, una memoria viva che agisce nel presente. Il lavoro non è capire quale ferita ho, ma riconoscere quale ferita sto agendo ora.
L'autonomia non si impone: nasce dal contenimento. Il lavoro vero non è separarsi, è restare: nel corpo, nel respiro, nel dolore senza collassare.
La ferita è il punto esatto da cui il cammino inizia: va ascoltata, onorata, attraversata con lentezza. Non sei fragile perché hai bisogno; sei fragile quando ti è stato insegnato a non sentire. È lì che nasce la dignità, è lì che il femminile ricomincia a incarnarsi.